La Storia

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Anni 1645-1773

Siamo nel 1645. In Via Cartoleria si erge un palazzo dalle vaste ed armoniose proporzioni: è il palazzo del Giglio del Conte Carlo Zani. Più volte il Conte, visitando i vasti locali, si è sentito rinascere in cuore i dolci ricordi della giovinezza, quando Studente Gesuita, nelle sale del Chiostro aveva assaporato la dolcezza della vita religiosa che poi aveva dovuto lasciare come non confacente al suo spirito.

Perché non trasformare quel vasto edificio in un Collegio in cui istruire ed educare i figli del popolo, dal momento che i Gesuiti del Collegio di S. Francesco Saverio nel palazzo aderente al suo educavano i figli dei Nobili?

L’idea fu ben presto realtà. Il palazzo del Giglio divenne il Collegio S. Carlo sotto la direzione del Conte Zani, che accolse ragazzi e giovani del popolo. Per nove anni lavorò fra quei giovani il Conte. Alla vigilia della sua morte volle presso il suo capezzale il P. Rettore del Collegio S. Francesco, al quale affidò anche la Direzione del suo Collegio.

Così nel 1654 i PP. Gesuiti prendevano anche la direzione del Collegio S. Carlo, denominandolo però Collegio S. Luigi, dal grande Santo Gesuita. Da questo momento diressero ambedue i Collegi separatamente per più di un secolo, cioè fino al 1773, anno della bolla Pontificia di Papa Clemente XIV che ordinava la soppressione dell’Ordine.

L’indirizzo del Collegio S. Luigi, pur rimanendo sostanzialmente orientato verso il popolo, prese però al contatto con gli Educatori del Collegio dei Nobili una tinta nobiliare, the si accentuò sempre più fino al 1797, quando per ordine dei Francesi napoleonici i due Istituti si fusero in uno a nella fusione del S. Francesco rimane lo spirito a del S. Luigi rimane il nome.

Larga traccia di bene lasciarono i PP. Gesuiti in questi anni di attività educativa a religiosa. Accanto all’opera nucleare di educazione impartita nei due Collegi avevano organizzato ben sette Congregazioni di varia attività religiosa. Avevano aperto una Biblioteca Pubblica per la diffusione della Religione a della Cultura. Tale e tanta era la responsabilità di queste opere che costituì una grande difficoltà per i PP Barnabiti che furono chiamati dal Card. Malvezzi, Arcivescovo di Bologna, a succedere nella direzione dei due Collegi, dopo la soppressione del 1773. Ci volle un ordine del Cardinale per metterli in possesso dei due Collegi: ordine e possesso confermato un anno dopo dal Papa Clemente XIV.

Anni 1773-1873

Sotto i nuovi educatori i Collegi prendono una fisionomia nuova, pur rimanendo sulle linee delle vecchie tradizioni: era lo spirito barnabitico più dolce e più insinuante che veniva a sostituirsi allo spirito piuttosto rigido e militaresco della precedente Compagnia di Gesù.
Sostanzialmente rimanevano sempre i Collegi più seri e più quotati della città. Questo secondo periodo è pieno di vicende tristi per il Collegio. Per ragioni di chiarezza si può dividere in cinque vicende.

LA FUSIONE (1773-1797)

I due Collegi, ormai da ventiquattro anni andavano a gonfie vele fra il fervore delle dispute scolastiche e le magnifiche esibizioni accademiche, quando Bologna è invasa dalle milizie napoleoniche. La mattina dell’11 Novembre 1797, dal Dipartimento Militare del Reno parte un ordine categorico che intima ai PP. Barnabiti di S. Lucia di fondere insieme i due Collegi ed in ventiquattr’ore di lasciar sgombro il locale del Collegio S. Francesco. Fu eseguito. Quei sacri locali profumati di dottrina e di pietà per due secoli circa, in pochi giorni divennero ambiente di caserma.

LA RIPRESA (1797-1816)

Immaginare il disastro dei Padri! Di tre Comunità ridursi ad una sola, voleva dire licenziare molti degli alunni per insufficienza di posto, creare dei disguidi negli orari, nelle funzioni, nella disciplina! Era stato veramente un fulmine a ciel sereno. I Padri si adattarono alla meglio. E, animati da buono spirito per l’educazione dei loro giovani, fecero in intensità quello che non potevano fare in estensione. In pochi anni il Collegio ritornò ad essere rigoglioso e fiorente di vita giovanile. Ma in quegli anni, nonostante ogni buona volontà e buon esempio, non si poteva stare tranquilli. C’era nell’aria un qualche cosa che faceva pensare ad una tempesta vicina. E la tempesta non tardò a venire.

LA SOPPRESSIONE (1810-1816)

Il 1810 è data infausta per tutti i Religiosi: è l’anno della dispersione degli Ordini e delle Congregazioni Religiose voluta da Napoleone. Anche i Barnabiti soggiacquero alla tempesta: parte si addensarono nelle parrocchie come preti secolari, parte ritornarono nelle rispettive famiglie, parte furono costretti ad indossare l’abito borghese. Il P. Rettore Bersani con la sua abilità ottenne dal governo di riprendere l’attività scolastica nel Collegio e per di più riuscì ad ottenere la facoltà di nominare i Professori insegnanti che poi per pura formalità erano approvati dal Prefetto del Dipartimento. Così, cambiata l’apparenza, il Collegio veniva ad essere sostanzialmente quello di prima, sia per le facoltà insegnate, sia per i Professori, sia per i metodi e la serietà. Questo stato di cose durò fino al 1816. L’8 settembre di quell’anno tornò a splendere il sole sul nostro Collegio: giungeva il permesso di riprendere l’abito e di ricostruirsi in Congregazione. A sera di quella giornata memorabile un solenne Te Deum fu cantato nella chiesa di S. Lucia per ringraziare il Signore della passata tempesta e per offrire i proposti di una fervosa ripresa.

LA RINASCITA (1816-1866)

Infatti, tornato il sereno, nel novembre stesso, con l’inizio del nuovo anno scolastico, inizia la rinascita. Si riprendono in pieno i programmi, si rivedono gli scopi e i metodi, si riesumano le tradizioni, e via verso le mete del sapere e della virtù. Questo è un periodo di relativo lavoro pacifico senza scosse e senza fatti salienti: periodo proprio secondo il costume barnabitico, fatto di lavoro costante nel silenzio. Anche i moti insurrezionali che agitarono quasi tutto l’800, non turbarono gran che il Collegio S. Luigi, che nella sua serietà e nel silenzio sembrava volesse contribuire alla formazione di una Nazione grande e libera con altri mezzi ben più saggi e più opportuni che quelli del sangue e della violenza. Soltanto i moti del ’48 gettarono un po’ di agitazione nel Collegio, che venne diradato dall’apprensione di molte mamme che ritirarono i loro figli in luoghi meno pericolosi. E sono anche di questi anni varie innovazioni nella disciplina e nel metodo educativo, ritenute necessarie per quei giovani, i quali sentivano nelle vene il sangue nuovo, il sangue della rivoluzione francese, che aveva sbandierato ovunque il concetto di libertà. Così fu introdotta la ginnastica, e in seguito la scuola di ballo e un nuovo sistema per la scuola di belle arti. Ma l’avvento più saliente di questo periodo è senza dubbio la visita fatta da Pio IX al Collegio nel 1857. Il 9 giugno di quell’anno fu giorno indimenticabile di gioia, di canti, di fiori, di sinfonia e di lussuosi addobbi in tutto il Collegio. L’avvenimento narrato con minuti particolari negli Atti del Collegio ebbe risonanza in città e fuori. Altro fatto saliente nel 1860 fu quando con l’avvento dell’Italia a Bologna le scuole di S. Lucia furono erette a Ginnasio Municipale.

LA SECONDA SOPPRESSIONE (1866-1872)

Nel 1866 una seconda soppressione. I locali furono occupati. Il Ginnasio Municipale Barnabita fu trasformato in un R. Liceo Ginnasio, la splendida Chiesa di S. Lucia in una caserma prima e poi in una palestra, la bella e grande Biblioteca Pubblica fu requisita, il Collegio S. Luigi divenne un magazzino. I Padri con i loro Alunni furono lasciati liberi di andare a mendicare alloggi per Bologna. Ma la Provvidenza non li abbandonò. Ben presto trovarono dei locali, i quali, pur non essendo adatti, servivano alla meglio all’insegnamento: uno in via Galliera ed un altro in via Foscherari. Il Liceo e le Elementari passarono in via Foscherari. Cinque anni passarono così in mezzo a mille disagi sempre in attesa di luoghi migliori e di definitiva sistemazione. Gli Alunni diminuivano di giorno in giorno, ma i Padri sempre al loro posto, pregavano e lavoravano con zelo, attendendo l’ora della Provvidenza. E l’ora della Provvidenza venne.

Anni 1873-2012

Nel Novembre del 1872 si venne a sapere che era in vendita il palazzo Montaldo: palazzo che era stato fino al 1797 sede del Collegio Montaldo, fondato da Sisto V per i suoi comprovinciali marchigiani. Fra gli acquirenti si presentarono subito i Barnabiti. Immediatamente fu fatto l’acquisto per 160.000 lire. Se ne spesero altre 60.000 per i lavori di adattamento ed il Collegio ebbe la sede sospirata. Il 17 Novembre 1872 i Padri lasciavano via Galliera e via Foscherari per stabilirsi definitivamente in via D’Azeglio nel vasto e bel palazzo Montalto.

Da quel giorno il Collegio prese un andamento nuovo sotto la direzione dei Rettori che seguirono. E prima di tutto si doveva pensare alla Chiesa. La Chiesa di S. Antonio Abate, annessa al Collegio, che era stata fondata nel secolo XIII da certi Frati di S. Antonio, e che nell’ultimo cinquantesimo era stata adibita a magazzino, fu restaurata ed attrezzata a Cappella del Collegio. L’8 Dicembre 1873, per la prima volta dopo tanti anni la bella Chiesina brillava di luci, e risuonava di canti e di melodie sotto l’ispirazione musicale di P. Rosati e l’esecuzione del P. Siciliani che sedeva al nuovissimo organo munito di due tastiere. Vi tornò a fiorire la pietà e la vita cristiana, soprattutto per opera del P Fracassetti, morto in odore di santità, il quale oltre l’assistenza al Convitto, aveva fondato e dirigeva tre associazioni Religiose: Le Zelatrici del S. Cuore, La Buona Morte, la Madonna della Divina Provvidenza.

Inoltre era necessario provvedere il Collegio di un ambiente ricreativo. Ecco allora nel 1875 la sistemazione completa del vasto cortile per i giochi e la ginnastica. Ecco nel 1879 l’inaugurazione del bellissimo teatro stile settecento che tutt’ora rimane uno dei migliori della città. Poi venne il momento dell’attrezzatura didattica più modernizzata. E il famoso P. Rosati lavorerà per ben 10 anni (dal 1884 al 1894) per organizzare il magnifico Museo di Storia Naturale che anche oggi costituisce per i visitatori del S. Luigi una delle cose più interessanti. Altro lavoro importante fu il museo di fisica, iniziato dal P. Siciliani e ampliato dal P. Beati.

Altri lavori di sistemazione e di adattamento furono eseguiti negli anni successivi soprattutto nei locali, che rimangono irriconoscibili ai vecchi Alunni che ritornano a rivedere il Collegio. Ma ciò che ha più valore è l’opera educativa, fatta di prudenza e di bontà, esplicata dalla serie di ottimi Rettori che si sono succeduti nella Direzione del Collegio. Dal primo Rettore, il P. Mongiardini che fu il primo ad introdurre in Collegio il metodo di educazione “famigliare” secondo norme più concrete.
Ma l’attività del S. Luigi non si limita all’educazione della gioventù. Esso apre le porte ad ogni attività religiosa, intellettuale, sociale che miri al benessere morale e materiale della società. Ecco allora che varie ed importanti associazioni cattoliche hanno loro sede nel Collegio S. Luigi: la EU.C.I., la F.I.D.A.E., l’U.C.I.I.M., il Gruppo dei Laureati Cattolici, le Conferenze di Teologia per i laici.

Trecento anni di vita! Poche parole, ma che contengono una somma incalcolabile di lavoro, di sacrificio nella tensione continua dello spirito verso le vette sublimi della verità, della bontà e dell’arte. Le tre cime dello stemma barnabitico, dominate dalla Croce, sono appunto queste tre vette, vita e realtà del Collegio S. Luigi nella sua lunga storia.

La vetta della scienza! Quanti padri, arditi pionieri e guide nel sapere, hanno scalato questa vetta, trascinandosi dietro centinaia e centinaia di giovani che hanno poi illuminato la società! Da P. Ungarelli, che, come primo cultore dell’arte e della storia egiziana, passava le notti sui cimeli e sui geroglifici di quel popolo, al P Rosati, che per dieci anni consecutivi lavorò curvo sopra le migliaia di uccelli e di insetti, imbalsamati dalle sue mani, per formare il bellissimo Museo di storia naturale, al P. Bertelli che fu il primo studioso delle onde sismiche a inventore del primo sismografo.

La vetta della bontà. Se la verità era un desiderio ardente e doveroso, la bontà era un dovere e un ardore desiderato. Dal venerabile Redolfi, uno dei primi professori del Collegio, che è stato il fondatore del primo grande oratorio di Monza, tuttora fiorente, al P. Fracassetti, uno degli ultimi Rettori, morto in odore di santità, the profuse a piene mani 1’amore e la bontà divina, fu il Collegio S. Luigi una palestra di spirito cristiano e religioso.

La vetta dell’arte. Anche il bello ebbe grande parte, e negli atti del Collegio sono ampiamente descritte le famose accademie annuali che attiravano sopra il Collegio gli occhi di tutti i bolognesi, i quali nella storia delle loro Chiese, non possono dimenticare il P. Mazenta, il celebre architetto del Duomo, di S. Salvatore e di San Paolo. Chi poi conosce a fondo la vita del Pascoli, non può ignorare le relazioni intime col P. Rosati, «il caro P. Pietro», con il quale il grande poeta scambiava i poemetti latini. E il celebre Panzacchi compose i suoi primi sonetti in omaggio ai Padri di S. Lucia, ove dimorava come convittore. E se, ultimamente, il grande Casimiri compose delle dolcissime melodie alla Vergine e al S. Cuore, che si cantavano ovunque, fu in collaborazione col P. Bracci, che compose le delicatissime poesie religiose.

Verità – Bontà – Arte: tre grandi valori, tre grandi mete degli educatori e degli alunni del S. Luigi.